Organizzazione Internazionale del Lavoro
Istituita contemporaneamente alla Lega delle Nazioni dal Trattato di Versailles, nel 1919,
l’OIL è diventata, nel 1946, la prima agenzia specializzata associata alle Nazioni Unite venendo
a svolge un ruolo unico tra le organizzazioni internazionali, in quanto riunisce, su un piano di
parità, governi, lavoratori e datori di lavoro in un impegno comune per migliorare la protezione
e le condizioni di vita e lavoro in tutto il mondo.
Sin dalla sua creazione, si è impegnata a fondo per eliminare il lavoro minorile dato che in base
a quanto afferma il Preambolo del suo Atto costitutivo la protezione dell’infanzia riveste un
ruolo essenziale nel perseguimento della giustizia sociale e della pace universale.
A testimonianza di tale impegno, si ricorda che a pochi mesi dalla sua costituzione,
il 28 novembre 1919, l’Organizzazione ha adottato la prima Convenzione sul lavoro minorile
in cui si proibisce l’impiego nell’industria di ragazzi al di sotto dei 14 anni.
A questa hanno fatto seguito altre Convenzioni sull’età minima d’accesso al lavoro
applicabili a settori ed a mansioni specifiche.
In tempi più recenti, una normativa più completa è stata formulata con la Convenzione sull’età minima
del 1973 (No. 138) e le relative Raccomandazioni (No. 146). La Convenzione fa appello agli Stati membri
affinché mirino all’effettiva abolizione del lavoro minorile. A completamento di questa Convenzione
fondamentale e stata adottata la Convenzione sulle forme peggiori di sfruttamento del lavoro minorile
del 2002 (No. 182) . Questa si rivolge a tutti gli individui di età inferiore ai 18 anni e auspica
l’adozione di interventi immediati allo scopo di completamente abolire le forme estreme di lavoro
minorile quali la schiavitù e pratiche simili, l’impiego o l’offerta di un bambino per attività
illegali, la prostituzione e la pornografia minorile ed altri tipi di lavoro o attività che possano
compromettere la salute, la sicurezza o la moralità dei ragazzi.
L’OIL ha lanciato una vigorosa offensiva contro il lavoro minorile a cui ha dato un nuovo slancio
la creazione nel 1992 del Programma internazionale per l’eliminazione del lavoro minorile (IPEC).
Il programma si propone di eliminare gradualmente il lavoro minorile, rafforzando la capacità dei
paesi di far fronte al problema e promuovendo un movimento mondiale contro il lavoro minorile.
Data la complessità del fenomeno ed i suoi molteplici aspetti contro il quale il progetto
interviene l’OIL-IPEC mira a:
- sostenere le iniziative nazionali nella lotta contro il
lavoro minorile e creare delle strutture permanenti per far fronte al problema;
- provvedere prima di tutto all’eliminazione delle occupazioni più
pericolose e delle forme più intollerabili di sfruttamento in cui sono coinvolti i minori;
- porre l’accento sulle misure di prevenzione;
- provvedere fin dall’inizio alla sostenibilità.
L’esperienza dell’IPEC sul terreno conferma che non è realistico credere di poter eliminare,
da un giorno all’altro, il problema e sebbene l’eliminazione rimanga l’obiettivo ultimo,
il compito più urgente per l’OIL-IPEC è quello di assistere i paesi interessati nel mettere
fine alle forme più intollerabili di lavoro minorile. Per questo motivo esso ha identificato
tre gruppi prioritari:
- ragazzi costretti al lavoro forzato o in stato di schiavitù;
- ragazzi costretti a condizioni di lavoro e ad occupazioni pericolose;
- ragazzi particolarmente vulnerabili, vale a dire i giovanissimi (al di sotto dei 12 anni) e le bambine.
Secondo l’OIL-IPEC, il miglior modo per rafforzare la capacità dei partner è quello di
adottare una strategia graduale e plurisettoriale, che comprenda le seguenti fasi:
- incoraggiare i mandatari dell’OIL ed i partner interessati ad avviare un dialogo
sul lavoro minorile e a creare alleanze per superare il problema;
- effettuare un’analisi della situazione per definire la natura e la portata dei problemi
connessi con il lavoro minorile in un dato paese;
- assistere le parti interessate di un paese nel formulare le politiche nazionali volte
a far fronte a problemi specifici del lavoro minorile;
- rafforzare le organizzazioni esistenti ed istituire dei meccanismi istituzionali allo
scopo di “nazionalizzare” il programma, attraverso la creazione di un Comitato direttivo nazionale,
costituito dai Ministeri interessati, dalle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro e
dalle ONG, che possa consigliare sull’attuazione delle misure previste;
- fare opera di sensibilizzazione al problema del lavoro minorile, a livello nazionale, sia
nella comunità che nel posto di lavoro;
- promuovere l’elaborazione e l’applicazione di una legislazione protettiva;
- sostenere un intervento diretto presso la (potenziale) manodopera infantile e nell’ambiente
che la circonda, per dimostrare che è possibile impedire che i minori a rischio entrino prematuramente
nella forza lavoro e sottrarli allo sfruttamento e alle occupazioni pericolose;
- replicare e ampliare i progetti ben riusciti, per integrare i loro punti forti nel programma
e nel budget regolare dei partner sociali;
- integrare sistematicamente il lavoro minorile alle politiche, ai programmi e ai bilanci per
lo sviluppo sociale ed economico.
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